Mentre la Lega abbandona le suggestioni confederaliste del "modello lombardo" e presenta un ddl sull'attuazione del federalismo fiscale che, per quanto meritevole di approfondimento e di modifiche, è coerente con il modello di federalismo solidale della sussidiarietà delineato dal nuovo Titolo V della Costituzione, Massimo Cacciari accusa il partito di Bossi di "statalismo" e sul Foglio di oggi ci propone un'ardita revisione costituzionale volta ad azzerare l'intera esperienza dello Stato unitario e a sostituire l'Italia con una confererazione di macroregioni sul modello di Gioberti e del "primo Pio IX". Qualcuno potrebbe pensare a uno scherzo, ma Cacciari ricorda giustamente agli smemorati che lui il federalismo lo ha "imparato proprio da Miglio alla fine degli anni settanta quando nessuno ne parlava"; quando cioè, aggiungiamo noi, quell'operaismo di cui egli era uno dei massimi esponenti (insieme a Mario Tronti, Toni Negri e Alberto Asor Rosa) sfociava con grande naturalezza nel "pensiero negativo". E' l'ennesima conferma che i problemi in cui di dibatte il Pd non sono politici ma culturali. E che dietro l'insostenibile susseguirsi di assurdità e di follie che impietosamente ogni giorno i giornali ci rammentano (da ultimo la proposta del "Pd del nord") c'è il totale sbandamento di una generazione di intellettuali e di politici privi di bussola e pronti a tutto, perché formatisi in una temperie, quella degli anni settanta, segnata da una crisi culturale e politica così profonda da rendere l'impatto del pensiero neoconservatore particolarmente devastante e da innescare una deriva nichilista che non ha paragoni nel resto d'Europa.
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Sono ideologicamente contrario ai commenti ai blog, ma stavolta faccio un'eccezione.
Dissento dal giudizio positivo che traspare sul federalismo del Titolo V riformato nel 2001 (non ho ancora letto il ddl presentato dalla Lega sul federalismo fiscale, ma temo che anche su quello avrò un'idea diversa).
La ragione che mi spinge a scrivere è però un'altra, ossia la condivisione totale ed entusiastica di tutta la parte successiva del post.
La chiave di lettura proposta è assolutamente cruciale.
Se approfondita e sviluppata, può farci fare un salto di qualità decisivo nell'analisi della crisi politica, culturale e, verrebbe da dire, antropologica del centro-sinistra italiano.
Alfredo D'Attorre
pronti a tutto, soprattutto a guadagnare chiacchierando e ad andare in tv.
http://www.corriere.it/politica/08_dicembre_13/fabrizio_roncone_intervista_de_mita_questione_morale_pd_dovrebbe_sciogliersi_576570c2-c8cc-11dd-ae8d-00144f02aabc.shtml