UN GOVERNO PER L’EUROPA

La formazione del governo Monti rappresenta una straordinaria opportunità per rilanciare il ruolo e il profilo europeo dell’Italia. La sua costituzione avviene in un contesto segnato dal nesso strettissimo tra crisi italiana e crisi europea, e la sfida centrale che avrà di fronte sarà quella di cambiare il segno di tale nesso. Non solo rassicurando i mercati e garantendo il risanamento dei conti, ma perseguendo un duplice obiettivo: contribuire a costruire un vero governo economico dell’Ue e indirizzare la transizione italiana verso una moderna democrazia dell’alternanza fondata su partiti di tipo europeo, che archivi la stagione del bipolarismo di coalizione, della personalizzazione della politica e della demonizzazione reciproca.

La figura di Monti e il processo politico che lo ha portato a Palazzo Chigi consentono di affrontare questi nodi in una prospettiva nuova. Per quanto riguarda il primo aspetto, basti ricordare il suo recente “Rapporto sulla nuova strategia per il mercato unico”, in cui si propone all’Europa di rafforzare il legame tra mercato interno e diritti sociali, si delinea un percorso credibile per l’emissione degli Eurobond, si suggeriscono misure di coordinamento fiscale, si sottolinea la necessità di una regolazione dei mercati finanziari tesa ad incentivare gli investimenti produttivi a medio-lungo termine a scapito degli impieghi speculativi a breve. Sono posizioni esemplari non solo per il merito, ma perché indicano una inequivoca opzione per il metodo comunitario come l’unica strada per rendere efficace e democratico il governo dell’economia europea. Che tale linea sarà ora rappresentata in sede di Consiglio europeo da un paese importante come l’Italia è un fatto di grande importanza, visto che nei prossimi mesi su questi temi si giocherà una partita cruciale. Il rischio concreto, infatti, che l’assenza di un governo italiano autorevole ha finora accentuato, è quello che di fronte alle difficoltà della riforma dei Trattati richiesta dalla Merkel si imbocchi una direzione esclusivamente “intergovernativa”, magari regolata da un trattato ad hoc a 17 tra i membri dell’Eurozona, che oltre a lacerare irrimediabilmente l’Ue sarebbe squilibrata nella sua sostanza democratica ed incapace di affiancare alle esigenze di rigore efficaci misure di sviluppo. Il governo Monti rafforzerà in modo significativo il campo di coloro che puntano a valorizzare fino in fondo il metodo comunitario e le potenzialità ancora inespresse del Trattato di Lisbona per dare nuovi strumenti di governo all’eurozona imperniati sulle istituzioni comuni e capaci di compendiare stabilità e crescita, solidarietà e democrazia, creando al tempo stesso le condizioni per una riforma dei trattati adeguatamente ambiziosa e sufficientemente realistica.

Altrettanto cruciale è la sfida dell’europeizzazione dell’Italia. Non solo sul versante del sistema economico sociale, ma su quello del modello politico-istituzionale. La dinamica politica che ha portato alla formazione del governo Monti ci offre l’opportunità di superare in modo consensuale il sistema bipolare della seconda Repubblica, causa non secondaria della attuale debolezza politica dell’Italia, archiviandone i due elementi portanti: il leaderismo ed il sistema delle coalizioni “coatte”. Sono due elementi strettamente collegati tra loro, intimamente costitutivi della cultura politica della seconda repubblica e formalizzati in modo diverso sia nella legge Mattarella che nella Calderoli, entrambe basate su un maggioritario di coalizione che enfatizza il ruolo del candidato premier ed il potere negoziale delle formazioni minori: un cattivo surrogato del presidenzialismo che ha ostacolato la costruzione di veri partiti politici di tipo europeo ed ha accentuato la polarizzazione politica interna in forme incompatibili con il contesto istituzionale ed economico dell’Ue.

Il modo in cui il Pd ha saputo cogliere l’occasione, lungamente perseguita, di una inedita, positiva convergenza dei maggiori partiti intorno a Monti denota anche la piena consapevolezza della necessità di voltare pagina rispetto alle forme di un bipolarismo di coalizione sconosciuto negli altri paesi europei. E’ quindi auspicabile che questa occasione non venga sprecata, stabilendo gli adeguati collegamenti tra il governo e la maggioranza che lo sostiene e compiendo, da parte di tutti gli attori in campo, gli sforzi per avviare finalmente un serio processo riformatore che, a partire dalla legge elettorale, metta da parte quei veti e tabù verso la fisiologia del parlamentarismo che in questi anni hanno bloccato ogni tentativo di riforma e di europeizzazione del nostro sistema politico-istituzionale.

Per il testo integrale dell’articolo pubblicato su “l’Unità”, clicca qui.

Pubblicato in Generale | Lascia un commento

LA SFIDA DEMOCRATICA DELL’UNIONE EUROPEA

Il momento delicatissimo attraversato dall’Europa impone una riflessione di fondo sul nesso tra stato nazionale e integrazione europea, sul modo in cui esso è stato declinato nel corso del tempo e sulle sue prospettive di fronte a una crisi epocale come quella che sta scuotendo l’economia europea e mondiale nel quadro di una più generale trasformazione in senso multipolare del sistema internazionale. Ad essere messo prepotentemente in discussione sotto i colpi della crisi non è solo l’avvenire dell’euro ma l’intero equilibrio, che per oltre un decennio era sembrato illusoriamente possibile garantire, tra un’unificazione limitata alla moneta e allo sviluppo del mercato comune da un lato e, dall’altro, la sopravvivenza degli elementi di fondo del compromesso sociale (la cosiddetta “economia sociale di mercato”) e del patto di cittadinanza sulla cui base si è edificata la democrazia postbellica.

Continua a leggere

Pubblicato in Generale | Lascia un commento

BENE ROAD MAP, MA SERVE SVOLTA POLITICA IN EUROPA

Con la “Roadmap per la stabilità e la crescita” annunciata da Barroso al Parlamento Europeo, la Commissione ha finalmente riconosciuto la necessità di realizzare una più stretta integrazione economica dell’eurozona e di farlo attraverso il metodo comunitario.

Nel piano di Barroso ci sono molti elementi importanti sui quali il Parlamento europeo e in particolare il nostro Gruppo insistono da tempo, come la tassa sulle transazioni finanziarie, gli eurobond per il debito e la costruzione di una vera unione fiscale dell’eurozona attraverso le procedure già previste dal Trattato di Lisbona come l’articolo 136. Occorre però riconoscere chiaramente che la linea dell’austerità realizzata da questo centrodestra europeo non funziona, e che a fianco del rafforzamento del controllo delle politiche fiscali occorre una svolta politica e il lancio di un grande piano europeo per gli investimenti e l’occupazione.

Per quanto riguarda le banche, bene il rafforzamento dell’Efsf e il suo utilizzo per la ricapitalizzazione degli istituti, ma è necessario comunitarizzare il suo meccanismo facendone una vera agenzia europea per il debito, e chiarire che quando il capitale pubblico entra nelle banche questo deve riflettersi anche nella governance degli istituti.

Pubblicato in Generale | Lascia un commento

I NODI IRRISOLTI DELLA GOVERNANCE ECONOMICA DELL’UE

La tempesta speculativa che si è abbattuta sull’Italia ha fatto giustamente mettere in evidenza l’incongruenza e l’inadeguatezza della politica economica del governo, e tuttavia sarebbe semplicistico e riduttivo attribuire l’improvviso aumento degli spread sui tioli di stato e l’andamento negativo della borsa unicamente (e persino principalmente) alla surreale vicenda della manovra.

Per leggere l’articolo integrale di Roberto Gualtieri pubblicato su Tamtàm Democratico il 28 luglio 2011, clicca qui.

Pubblicato in Generale | Lascia un commento

COME IN EUROPA. O DOPPIO TURNO O PROPORZIONALE.

La singolare “disfida dei referendum” che ha animato questo afoso luglio romano merita qualche considerazione. In particolare, stupisce che il Mattarellum continui ad essere considerato da qualcuno un sistema accettabile per il nostro partito, quando il suo principale effetto sarebbe quello di impedire al Pd di presentarsi agli elettori con il proprio simbolo nei collegi uninominali. Il particolare mix di uninominale maggioritario a turno unico e proporzionale di lista che lo contraddistingue, costringe infatti i partiti ad allearsi sotto un simbolo comune nei collegi (dove si assegna il 75% dei seggi), cosa che non avviene invece nè con il sistema inglese (100% uninominale maggioritario) nè con quello tedesco (50% maggioritario e 50% proporzionale).

Per il testo integrale dell’articolo pubblicato su “l’Unità”, clicca qui.

Pubblicato in Generale | Lascia un commento

QUESTA MANOVRA NON L’IMPONE L’EUROPA

L’intervento di Enrico Morando sul Riformista di venerdì ha il pregio della chiarezza ma non quello della precisione. Secondo Morando, il Pd dovrebbe pretendere “l’immediata presentazione di una manovra correttiva per almeno 40 miliardi al 2014, considerando essenziale per il futuro del paese il conseguimento del pareggio strutturale a metà di questo decennio”. A dimostrazione del fatto che questo obiettivo sarebbe richiesto dall’Unione europea, Morando cita l’opinione del Consiglio sul programma di stabilità dell’Italia 2011-2014 approvata il 20 giugno sulla base delle raccomandazioni della Commissione, che invita a “sostenere gli obiettivi per il periodo 2013-2014 (cioè il pareggio di bilancio, nda) con misure concrete entro l’ottobre 2011”. Morando omette tuttavia di dire che quegli obiettivi non ci sono stati indicati dall’Ue, ma costituiscono la proposta del governo italiano, della quale il Consiglio prende atto, non senza avere osservato che “lo sforzo fiscale medio annuale pianificato (dal governo italiano, nda) nel periodo 2010-2012 è superiore allo 0,5% del Pil raccomandato dal Consiglio, e il ritmo di aggiustamento indicato dopo il 2012 è molto al di sopra delle indicazioni contenute nel Patto di stabilità di crescita”. Morando riprende poi dal programma di stabilità italiano un erroneo riferimento al patto europlus come presunta base dell’obiettivo del pareggio del bilancio, quando invece quell’accordo intergovernativo (servito essenzialmente a persuadere l’opinione pubblica tedesca a sostenere il Fondo salva-stati, e che non prevede sanzioni né meccanismi di enforcement) non contiene nuovi parametri di politica fiscale. Insomma: non è l’Europa a chiedere all’Italia di raggiungere il pareggio di bilancio in tre anni, ma è l’Italia ad aver presentato all’Europa un obiettivo più ambizioso di quello definito a livello di Ue.

Continua a leggere

Pubblicato in Generale | Lascia un commento

Unione Europea, l’importanza di una politica estera comune

Il dibattito annuale del Parlamento europeo con Catherine Ashton sulla politca estera, di sicurezza e difesa dell’Ue è caduto in un momento difficile e non a caso le considerazioni del Presidente Napolitano sui limiti dimostrati dall’azione internazionale dell’Europa e sull’esigenza ineludibile di un suo rilancio sono risuonate nell’aula di Strasburgo.

Per leggere l’articolo de Il Messaggero in versione integrale, clicca qui.

Pubblicato in Generale | Lascia un commento

All’Italia serve il modello Tedesco

In una materia come quella elettorale diffido dei fondamentalismi e delle assolutizzazioni modellistiche. Se adottassimo in Italia il meccanismo australiano, rischieremmo di passare dall’unicum del Porcellum a un altro esempio che non ha eguali. Per alcuni movimenti politici inglesi quella puo’ essere una via di uscita morbida dal bipartitismo, ma nel nostro paese dobbiamo adottare un metodo consolidato e solido.

Per leggere l’articolo su Il Riformista in versione integrale, clicca qui.

Pubblicato in Generale | Lascia un commento

La spinta di Tremonti per l’Europa del futuro.

Caro direttore, è degno di nota che, smentendo implicitamente le manifestazioni di euroscetticismo giunte in questi giorni da ampi settori della maggioranza, Giulio Tremonti abbia scelto di argomentare di fronte alla commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo la necessità di un rilancio del processo di integrazione. Fenomeni epocali come la crisi economica, i sommovimenti che hanno investito il Mediterraneo e il disastro nucleare in Giappone richiedono un’Europa più forte e più solidale, e la singolare debolezza dimostrata dal governo italiano nelle sedi comunitarie non deve impedire di cogliere l’inadeguatezza delle risposte sinora fornite dall’Ue.

Per leggere l’articolo de Il Messaggero in versione integrale, clicca qui.

Pubblicato in Generale | Lascia un commento

Ancora una volta data una risposta inadeguata.

C’è qualcosa di paradossale nelle conclusioni raggiunte ieri dal Consiglio europeo. Mentre l’impatto della crisi finanziaria non accenna ad attenuarsi, ed anzi si estende pericolosamente anche al Portogallo, l’unica decisione concreta presa dai 27 capi di Stato e di governo dell’Ue riguarda l’istituzione di uno strumento, il Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM), che entrerà in funzione solo nel 2013.

Per leggere l’articolo de l’Unità in versione integrale, clicca qui.

Pubblicato in Generale | Lascia un commento