Il documento sulle riforme istituzionali presentato all'assemblea nazionale del Pd esprime una forte e univoca opzione per la forma di governo parlamentare razionalizzata, concepita come un naturale sviluppo dell'impianto della nostra Costituzione, giustamente definita da Bersani come "la più bella del mondo". Si tratta di un'acquisizione di grande importanza, che tra l'altro è la più coerente con l'evoluzione dell'assetto istituzionale europeo delineata dal Trattato di Lisbona, che fa dei governi nazionali i componenti della "seconda camera" legislativa europea. Ci sono quindi finalmente le condizioni per compiere un passo avanti ulteriore. Una seria critica ed un'efficace opposizione al modello di presidenzialismo plebiscitario proposto da Berlusconi ed al "presidenzialismo di fatto" che ne costituisce la concreta ed attuale declinazione, richiede infatti di superare e contestare nelle sue fondamenta il "bipolarismo di coalizione" che si è affermato all'inizio degli anni novanta. Si tratta di un modello del tutto unico nel panorama delle democrazie occidentali, la cui genesi è riconducibile al crollo dei vecchi partiti, all'assenza di soggetti politici organizzati sufficientemente forti e legittimati in grado di pilotare la transizione verso una democrazia dell'alternanza di tipo europeo, e all'esigenza dei "naufraghi" della prima repubblica di puntellare la loro debolezza e la loro incapacità di costruire veri partiti politici "appoggiandosi" ad una coalizione.
L'introduzione di tale modello si è fondata su un utilizzo dell'ingegneria elettorale del tutto peculiare. Al di là delle profonde differenze tra il Mattarellum e la legge Calderoli, entrambe le leggi hanno infatti in comune la caratteristica, priva di eguali in Europa, di indurre le forze politiche a coalizzarsi preventivamente tra loro e a proporre agli elettori, invece che la scelta tra diverse liste di partito o tra diversi candidati appartenenti a partiti diversi, appunto quella tra due coalizioni "coatte". Nella legge attuale, l'emergere come soggetto della competizione della coalizione è il frutto del premio di maggioranza, mentre nel "Mattarellum" questo esito era la conseguenza del combinato disposto tra uninominale maggioritario e proporzionale di lista.
In entrambi i casi, mettere a confronto due coalizioni invece che candidati e\o liste di partito non ha avuto solo la conseguenza di inibire la formazione e il consolidamento di partiti di tipo europeo, di imprimere una inevitabile torsione ideologica al meccanismo dell'alternanza e di "congelare" le linee di frattura sociali, territoriali e ideologiche emerse nel corso degli anni ottanta inibendo strutturalmente la formazione di un blocco riformatore. Sul piano politico-istituzionale, tale meccanismo ha configurato un vero e proprio surrogato di una competizione di tipo presidenziale, in cui i fattori unificanti dei due "poli" sono dei leader di coalizioni scelte direttamente dagli elettori, i quali per questo assumono inevitabilmente agli occhi dei cittadini un ruolo differente da quello che hanno normalmente i presidenti del consiglio in regime parlamentare, con la conseguenza di produrre un pericoloso "vulnus" nell'impianto della Costituzione.
In sostanza, è difficile difendere il parlamentarismo e costruire un partito a vocazione maggioritaria se non si contesta apertamente la teoria secondo cui il sistema elettorale deve predeterminare una maggioranza nelle urne e non soltanto favorirne la formazione in Parlamento, e se non si presentano come soggetti della competizione i partiti (o i loro candidati) e non le coalizioni. Questi due principi possono tradursi in una molteplicità di sistemi elettorali, più o meno maggioritari, capaci di combinare, come avviene in Europa, rappresentanza e governabilità, garantendo al tempo stesso la piena sovranità del Parlamento e assegnando un ruolo centrale ai partiti (e ai loro leader). Tra tali sistemi figura ovviamente a pieno titolo quello tedesco (che con la soglia di sbarramento, il doppio voto, i seggi variabili e i collegi uninominali favorisce i partiti maggiori, e che appare il più idoneo ad un contesto non bipartitico come quello italiano), così come il francese a doppio turno e molti altri. Sicuramente non figurano né i sistemi con premio di maggioranza, né il vecchio Mattarellum, la cui reintroduzione avrebbe tra le altre conseguenze anche quella, del tutto paradossale, di togliere il simbolo del Pd dalla scheda per la quota maggioritaria. Per questo, prima ancora che scegliere un modello, occorre mettere in discussione alcuni dei "dogmi" che la politologia degli anni novanta e il crollo dei vecchi partiti hanno imposto nel discorso pubblico. Costruendo le condizioni per "liberare" la costruzione del Pd e il dispiegamento della sua vocazione maggioritaria dalle gabbie dell'ingegneria istituzionale e dell'ossessione politologica. E consentendogli di affrontare, con la dovuta forza e la necessaria libertà da veti ideologici, il tema del futuro della democrazia italiana e delle sue istituzioni e la battaglia in difesa della Costituzione e dei suoi principi.
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